ETIQUETTE: dalle funzioni di Jakobson al Dress Code

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L’abbigliamento è un canale di Comunicazione. Per assolvere pienamente a questo ruolo veicola messaggi, che a loro volta viaggiano sotto forma di linguaggi da decodificare  e gestire attraverso etiquette e il dress code. 

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Ogni outfit contiene dei codici che ci consentono di integrarci o meno con le altre persone: è qui che si fa spazio il concetto di etiquette nell’abbigliamento, che più precisamente si traduce poi nel dress code.

 

Le funzioni dell’abbigliamento 

 

Attraverso l’abbigliamento ci relazioniamo con le altre persone, possiamo distinguerci o perderci nella folla attraverso l’omologazione.

Per comprendere meglio il vasto mondo del Non Verbale , possiamo utilizzare lo schema interpretativo del il linguista russo Romàn Jakobson, che ci aiuta a comprendere la complessità delle dinamiche comunicative. 

 

Lo schema si compone di 6 funzioni.

 

  1. Referenziale: qui siamo nel campo dell’identità personale. Questa è la funzione deputata alla trasmissione di informazioni relative alla persona (il genere, l’età, lo status, l’appartenenza culturale). Non è scontato che tutte le informazioni contenute in questa funzione aderiscono alla realtà, è possibile infatti che si possano forzare alcuni elementi in funzione di come si vuole apparire.
  2. Emotiva: insieme alle informazioni si comunicano anche le emozioni che le accompagnano. Osservando una persona, in molti casi, è facile riscontrare il tipo di sentimento, o più nello specifico, il grado di coinvolgimento emotivo rispetto al messaggio veicolato o all’evento in essere.
  3. Funzione fàtica: è qui che si sceglie come gestire il canale di comunicazione aperto con l’interlocutore. Attraverso l’outfit si può decidere, infatti, il livello di visibilità che si vuole ottenere. Si può scegliere di utilizzare un accessorio che attiri l’attenzione o, al contrario, è possibile individuare uno specifico gruppo e scegliere di vestirsi in modo analogo per omologarsi ai suoi componenti e passare del tutto inosservati.
  4. Conativa: questa funzione agisce sulla sfera del condizionamento, quanto l’outfit condiziona il comportamento? Sia consapevolmente sia inconsciamente le persone tendono ad assumere specifici atteggiamenti in funzione di chi hanno davanti. Questo accade perché grazie a un sistema di codifica culturale riconosciamo alcuni elementi in armonia con il nostro sistema di valori ed altri non allineati o completamente diversi.
  5. Metalinguistica: attraverso l’abbigliamento è anche possibile accedere alla sfera del meta abbigliamento. Come? Ad esempio assumendo un dettaglio “sgrammaticato” per comunicare il dissenso nei confronti dell’abito che si indossa e soprattutto nei confronti di ciò che esso rappresenta. Può accadere con la divisa ad esempio, con la felpa aziendale brandizzata. Il modo di indossare quell’outfit spiega qualcosa di esso attraverso l’atteggiamento di chi lo indossa. 
  6. Poetica: questa funzione richiama la necessità di introdurre degli elementi identitari che descrivano tratti della personalità, un colore o un accessorio ad esempio.

L’abbigliamento nel rapporto con gli altri: l’empatia 

 

Attraverso l’utilizzo di una specifica etiquette è possibile entrare o meno in empatia con l’altro. Questo accade perché all’interno di uno specifico contesto le regole del dress code definiscono un legame di somiglianza tra le persone, basti immaginare un outfit in ambito business, è difficile visualizzare una tuta con scarpe da ginnastica! Se più persone aderiscono allo stesso dress code con molta probabilità riscontreranno elementi di somiglianza, si sentiranno simili e dunque più vicini. Vediamo perché.Tra i molteplici fattori che entrano in gioco nelle dinamiche comunicative scaturite dall’abbigliamento, l’empatia  merita sicuramente uno spazio dedicato.

Per empatia si intende quel groviglio di emozioni, capeggiate dalla simpatia, che fanno sì che una persona si senta più in sintonia con un altra, come legata da un filo che in qualche modo la rende simile all’altra. 

Quando riconosciamo nell’altro qualcosa di somigliante a noi, sentiamo una sorta di richiamo, un sentimento di identificazione che ci porta istintivamente a fidarci maggiormente poiché risulta familiare e dunque non pericoloso. Introdurre nel proprio outfit un elemento di somiglianza con un interlocutore o un gruppo di persone non significa affatto essere poco originali o snaturarsi, ma semplicemente adottare nel proprio look un elemento che comunichi all’altro di essere simili.

Restando in tema di abbigliamento, capiamo come il codice comunicativo e tutti i segnali inviati attraverso di esso, assumano un ruolo determinante per sviluppare empatia tra le persone: è qui che le funzioni assumono ancora più significato, è grazie all’empatia che si manifesta l’intenzione di interpretare, e poi utilizzare, l’abbigliamento come un qualcosa che va oltre la sua essenza materiale e lo trasforma in uno strumento per relazionarsi con le persone e in funzione dei contesti. In questo quadro si fa strada il dress code. 

 

Etiquette nel mondo dell’outfit: i principi del Dress Code

 

Se l’abito ha il compito di comunicare il mondo interiore di chi lo indossa, il dress code è in contenitore di quelle regole e linguaggi che legano l’outfit al contesto e lo fanno dialogare con esso. Il dress code è, per l’appunto, l’étiquette dell’abbigliamento ovvero il sistema di riferimento della comunicazione veicolata attraverso l’abbigliamento.

 

Uno degli ambiti in cui l’étiquette fa sentire spesso la sua presenza nel campo dell’abbigliamento è sicuramente l’ambito business, dove eventi, occasioni d’uso, contesti, dettano le regole del dress code.

Attraverso l’utilizzo dei codici già citati possiamo decidere se e come aderire al dress code anche attraverso le funzioni analizzate.

Possiamo dunque distinguerci per differenza, o manifestare coesione con il gruppo attraverso elementi di somiglianza, aderire a specifici paradigmi per essere in linea con la cornice di riferimento. 

 

Il dress code diventa così un paradigma di riferimento che ispira l’outfit in funzione dell’obiettivo che si vuole ottenere e degli interlocutori che si vogliono persuadere, adempiendo alla sua funzione di registro linguistico della comunicazione veicolata dall’abbigliamento. 

 

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