BARBIE, MATTEL E CONSULENZA D’IMMAGINE: quello che ancora non sai

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Barbie! Non si parla d’altro e soprattutto non si clicca altro sul web.

L’iconica bambola bionda che ha stregato e ispirato generazioni di bambine, anche sul grande schermo è riuscita in solo pochi giorni a raggiungere numeri da record. 

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Mattel: dalla storia del brand all’idea della Barbie

 

Il clamore generato dal l’attesissima uscita del film Barbie, di Greta Gerwig, interpretato da Margot Robbie e Ryan Gosling, ci conferma ancora una volta l’impronta culturale tracciata in modo pressoché indelebile dall’iconica bambola Barbie, portata nelle nostra case e nelle nostre vite dal colosso Mattel.

 

Prima di addentrarci nei significati, nei valori e soprattutto nei messaggi veicolati, vorrei fare un focus sull’origine del brand e sulla capacità dei fondatori della Mattel di costruire un impero partendo letteralmente dal nulla, o meglio, da una porta volutamente lasciata aperta. 

 

“Mattel” deriva dalla fusione dei nomi dei due fondatori Harold Matson ed Elliot Handler. L’aneddoto che diede origine all’incredibile avventura di questo brand è già legato alla presenza di una bambolina. Vale la pena ricordarlo perché racconta molto di più.

 

Tutto ebbe inizio dal tracollo finanziario di Harold Matson travolto dalla crisi del ‘29, a causa della quale si ritrovò senza famiglia, casa e auto.

In una delle giornate più terribili della sua vita, stava cercando di racimolare pochi spiccioli per poter accedere ai bagni pubblici della metropolitana. Un’anziana signora gli diede 0,10 $. Poteva dunque entrare! Ma mentre si dirigeva verso l’ingresso, si accorse che un signore gli stava tenendo la porta aperta: non solo sarebbe entrato, ma avrebbe potuto tenere per sé quei preziosi 0,10 $. La vita di quella monetina avrebbe cambiato di lì a poco anche la sua grazie all’incontro con una bambina che vendeva una bambolina per la stessa cifra. L’acquisto di quella bambolina gli consentì di rivederla a un prezzo maggiore e di ricominciare a generare profitti proprio da lì.

 

Quando anni dopo lo intervistarono gli chiesero chi volesse ringraziare ricordando quella giornata: un pensiero di gratitudine andò sicuramente alla vecchietta mossa dalla pietà, ma il grazie più grande all’uomo che gli tenne la porta aperta, perché lo fece in modo spontaneo e incondizionato.

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Mi è stata raccontata  questa storia molti anni fa durante un corso di crescita personale e ancora oggi, non so se sia una leggenda o sia vera. Ricordo il primo logo della Mattel e aveva una bambolina di carta!  Da sempre questa storia la lego alla professione del consulente d’immagine. Quella porta aperta, quell’opportunità preziosa, centra il cuore della missione di un consulente d’immagine: offrire gli strumenti per la valorizzazione di sè, una volta e per sempre. Il consulente d’immagine consegna a ciascuno la chiave di lettura della propria immagine, dei valori che comunica e degli obiettivi che deve imparare a veicolare. Un insegnamento che apre la porta a imperdibili opportunità in grado di migliorare la vita delle persone, in termini di consapevolezza, autostima, capacità di raccontare la propria unicità in modo coerente.  Con molta umiltà mi sento di dire che questa professione va molto oltre la mera valorizzazione dell’estetica e da oltre 10 anni mi sento onorata di contribuire con i miei strumenti al miglioramento, anche se di una piccola percentuale, della vita delle persone che si affidano a me.

Incredibile che il destino della Mattel avesse in serbo per i fondatori ancora una bambola. Fu grazie a un’idea della moglie di Handler, Ruth, che venne progettata l’indimenticabile icona Barbie, in commercio dal 1959. Barbie nasce dall’obiettivo di attribuire alle bambole caratteristiche e ruoli di adulti, poichè le bambole allora esistenti rappresentavano bambini, spesso neonati.

 

La creazione della Barbie ha dato vita non solo a una bambola adulta, ma a un vero e proprio sistema di personaggi come il fidanzato e la famiglia – Ken e la famiglia Cuore – che andarono presto ad arricchire il già ricco universo di accessori ed elementi in commercio legati a Barbie.

Significati e valori 

 

La più importante delle creazioni Mattel dunque ha pienamente assolto il suo ruolo di bambola adulta al punto da diventare un vero e proprio modello di riferimento per migliaia di ragazze nel corso delle generazioni. Questo fenomeno è il risultato di una grande capacità di interpretare i valori e le esigenze di una società in trasformazione, dove la donna cerca di affermare la propria identità personale e professionale barcamenandosi nel difficile compito di vestire i propri panni, quelli che la fanno sentire se stessa in funzione delle proprie caratteristiche e dei propri obiettivi.

 

Questi aspetti non tardano ad emergere nel film

Forti i richiami al capitalismo, a cui la “bambola bionda americana” è stata per anni associata, come emblema della stessa donna americana: bella, ricca, bionda, con una vita interessante. Quando una bambina apriva la scatola di Barbie non prendeva solo la bambola, ma sognava un modo d’essere e di vivere. 

 

Altro importante tema valoriale molto accentuato nel film: l’irreprensibile critica al mondo patriarcale. La trama – no spoiler – non lascia spazio al dubbio: nel mondo di Barbie sono le donne al centro del sistema, ma per lei la regista ha scelto un cammino impervio che la porterà a confrontarsi con il regno umano dominato dal patriarcato più retrogrado e iniquo.

Cosa ci comunica Barbie?

Dopo l’uscita del film il dibattito su Barbie si è acceso su tutti i canali, social e non, focalizzando l’attenzione soprattutto sul messaggio trasmesso da Barbie: cosa comunica l’iconica bambola adulta al mondo femminile che la osserva, che la imita, che la prende come riferimento?

Agli occhi dei diffidenti lo schema anni ‘60 è ancora presente e prevalente e si focalizza sulla volontà di “suggerire” un modo di essere basato sull’apparenza e l’omologazione. A un occhio più attento non sfugge però che la Barbie di oggi si prende il grande privilegio di raccontare se stessa, suggerendo alle bambine di fare lo stesso, ovvero di essere, diventare e soprattutto raccontare, anche attraverso la loro immagine e i loro outfit, chi vogliono davvero essere, senza eleggere modelli o stereotipi.

Barbie lancia alle nuove generazioni l’invito a “indossare” se stesse, le loro ambizioni e di “cambiare abito” se non ci sente più nei panni giusti o se si sente di non voler più avere un certo ruolo. 

 

Indossare se stessi: la consulenza d’immagine nel messaggio di Barbie

 

Vestire se stessi, imparare dentro quali outfit possiamo davvero esprimerci e valorizzarci non è forse il cuore pulsante della consulenza d’immagine? 

 

Se senti di essere “Barbie giornalista” forse è il caso di dismettere i panni di “Barbie astronauta o giardiniera” e scegliere l’outfit che comunica chi sei o vuoi diventare. E’ ormai scientificamente provato che gli abiti influiscano prepotentemente sulle nostre performance e processi cognitivi e di conseguenza anche sulle nostre credenze.

Molti dei messaggi veicolati da questo film, e persino dalla storia di Mattel, sembrano voler riproporre e sottolineare principi saldi della consulenza d’immagine. Ancora una volta Barbie si mostra al passo con i tempi e si fa veicolo di messaggi attuali.

Curare la propria immagine significa capire chi siamo, cosa vogliamo e comunicarlo attraverso l’abbigliamento.

Questo è possibile se qualcuno ci insegna a farlo, in un modo congruo, coerente e noi stesse e al contesto. Acquisire la capacità di farlo ci consente di raccontare la nostra autenticità e il nostro valore nel tempo. Impararlo una volta significa farlo proprio per sempre, un’opportunità incredibile per valorizzare la nostra unicità, un’occasione preziosa … un po’ come quella porta lasciata aperta.