“Cosa mi metto?” ormai è noto, è una domanda che apre un mondo da conoscere. E se invece di porsi questa domanda con il solo scopo di capire con quale indumento “coprirsi” (ricordiamo che la prima funzione dei capi d’abbigliamento è proprio questa) ci si domandasse quale immagine devo avere per raggiungere i miei obiettivi oggi?
Cosa è l’abbigliamento negoziale
Il concetto di “abbigliamento negoziale” nasce dall’unione di due termini che rimandano alla dimensione comunicativa dei capi che vengono indossati. La riflessione che mi ha portato a coniare questa definizione è partita proprio dal fatto che tutto quello che viene indossato, dai capi d’abbigliamento agli accessori, possono e devono essere scelti non solo per la loro funzione estetica, per il messaggio che trasmettono e come mezzo che supporti e faciliti a comunicare.
Questo comporta che ciascun capo d’abbigliamento possa essere trasformato in uno strumento negoziale, ossia in un elemento che può avvalorare o meno la credibilità di una persona, della sua professionalità e il messaggio di comunicazione non verbale che si vuole trasmettere.
Ho approfondito questo argomento già nel mio libro, dove approfondisco questo concetto e ne esplicito le implicazioni relazionali, sociali e comunicative.
I parametri del dress code negoziale
Per comprendere appieno il funzionamento e l’efficacia dell’abbigliamento negoziale e le sue implicazioni bisogna partire dai meccanismi cognitivi che si innescano tutte le volte che si incontra una persona. Conoscere queste dinamiche permette di sfruttarle a proprio favore e in maniera strategica.
Cercando di semplificare, è importante tenere presente che il cervello lavora per schemi e associazioni e lavora costantemente per avere la conferma di ciò che ritiene vero attraverso delle dinamiche di verifica.
Ecco quindi che quando il cervello si trova di fronte ad un altro essere umano innesca questo meccanismo di valutazione parandosi su quattro parametri: pregiudizio, coerenza, empatia e attrazione.
Pregiudizio
Il pregiudizio è un elemento ad alto rischio, poiché influenza tutto ciò che precede la conoscenza approfondita di qualcuno o qualcosa. Si forma un’opinione senza aver davvero conosciuto il soggetto. Abbiamo già osservato come una persona in maniera curata trasmetta un senso di compostezza e pulizia, venendo automaticamente considerata più credibile. Questo accade a causa di una sorta di pigrizia congenita del nostro cervello che ci porta a semplificare eccessivamente i concetti. Il pregiudizio è innato nell’essere umano e ha sempre caratterizzato e influenzato le dinamiche sociali di ogni cultura.
La trappola del pregiudizio è pressoché inevitabile, ma agire con intelligenza può essere un modo efficace per aggirarla e avvicinarsi all’obiettivo. Come si combina in tal senso l’outfit con la comunicazione? Il pregiudizio ci induce ad etichettare le persone per semplificare la nostra esperienza di conoscenza. Ogni individuo ha dentro di sé immagini legate a specifici valori.
Coerenza
La coerenza è il valore che interviene subito dopo il pregiudizio, fungendo da parametro di valutazione altrettanto incisivo ed efficace. Perché? Dopo la prima impressione, il cervello inizia a cercare la conferma di quell’impressione, ovvero degli elementi coerenti e somiglianti con essa. Come si colloca l’abbigliamento in questa dinamica? Te lo spiego subito. Noi cerchiamo nell’immagine di una persona tracce di ciò che dice ed esprime; se questi due elementi sono discordanti e dunque non c’è coerenza, il cervello dell’interlocutore fa più fatica a fidarsi e affidarsi a chi ha davanti perché c’è discordanza di informazioni, manca una corrispondenza fondamentale.
La coerenza nella comunicazione non verbale si traduce in un abbigliamento che sia in linea con la situazione, i contenuti discussi, lo stile e il tenore generale degli interlocutori. Il parametro della coerenza è quello che maggiormente si colloca a supporto del dress code, perché ne è all’origine.
Empatia
L’empatia è la capacità di allinearsi emotivamente con chi si ha di fronte. Questo allineamento è influenzato dall’outfit, che può trasmettere affidabilità e familiarità agli occhi degli osservatori, sebbene non esista una formula precisa.
La scelta dell’outfit deve considerare il contesto, l’iniziativa e il mood generale. Anche i colori giocano un ruolo importante: colori caldi esprimono euforia ma possono risultare invadenti, mentre colori freddi trasmettono professionalità ma possono creare distacco.
Questo non significa adeguarsi o appiattarsi sull’altro, mettendo da parte se stessi, ma essere adeguati e coerenti rispetto a se stessi e il contesto, tenendo conto del ruolo sociale e le relazioni.
Attrazione
L’eccessiva perfezione, un outfit maniacalmente studiato, un sex appeal eccessivo o l’esagerata trasandatezza sono elementi che influenzano la percezione dell’attrazione.
Secondo uno studio della Stanford University, le persone considerate più attraenti sono ritenute più intelligenti e diventano più popolari. Ma chi sono queste persone? Sono coloro che credono di esserlo, valorizzando se stessi e creando armonia con le proprie forme. Il cervello umano è attratto da ciò che ritiene attraente, poiché questo ispira fiducia. Equilibrio, pace, armonia e simmetria sono componenti essenziali della percezione dell’attrazione. La comunicazione, inclusa quella non verbale attraverso l’abbigliamento, è uno strumento potente che può orientare le impressioni degli interlocutori in modo persuasivo e leale.
Un universo di domande da porsi prima di indossare un capo
Prima di chiedersi “come mi sta?” un capo d’abbigliamento, è fondamentale riflettere su quali emozioni si desidera suscitare nell’altro e soprattutto in noi. L’abbigliamento non è solo una questione di estetica, ma un potente strumento di comunicazione non verbale e chiedersi “come mi fa sentire questo colore che indosso?” permette di comprendere l’impatto emotivo che si intende trasmettere agli altri.
La scelta dei colori, delle forme e dei tessuti deve essere guidata dalla consapevolezza del messaggio che si vuole comunicare e delle emozioni che si desidera evocare. Solo così si può sfruttare il vero valore negoziale dell’abbigliamento, utilizzando il proprio stile come un’arma strategica per influenzare positivamente le percezioni e le reazioni degli interlocutori. L’abbigliamento, dunque, diventa un mezzo per esprimere sicurezza, affidabilità e competenza, contribuendo a creare un’immagine coerente e convincente.
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- “Cosa mi metto?” non è solo una domanda sull’abbigliamento, ma su come esprimere leadership e obiettivi. L’abbigliamento negoziale unisce funzione estetica e comunicativa, trasformando ogni capo in uno strumento per avvalorare la credibilità e professionalità di una persona.
- Il concetto di abbigliamento negoziale implica conoscere i meccanismi cognitivi che si attivano quando incontriamo qualcuno. Il cervello valuta attraverso pregiudizio, coerenza, empatia e attrazione. Comprendere queste dinamiche permette di usarle strategicamente a proprio vantaggio.
- Il pregiudizio è innato e influenza le nostre percezioni iniziali. Una persona ben vestita viene automaticamente considerata più credibile. Questo riflesso cerebrale ci porta a semplificare la realtà, ma un outfit ben scelto può aggirare il pregiudizio e avvicinarci al nostro obiettivo.
- La coerenza è cruciale: il cervello cerca conferme delle prime impressioni. Se l’abbigliamento di una persona è in linea con ciò che dice e il contesto, aumenta la fiducia dell’interlocutore. Un outfit coerente supporta la comunicazione non verbale e rafforza l’impressione iniziale.
- Prima di chiedersi “come mi sta?” un capo d’abbigliamento, è essenziale riflettere su quali emozioni si desidera suscitare. L’abbigliamento deve comunicare sicurezza, affidabilità e competenza, diventando un’arma strategica per influenzare positivamente le percezioni degli interlocutori e creare un’immagine convincente.