Il momento delle tendenze P/E 2021 è arrivato, in passerella le aspirazioni e le emozioni delle più grandi firme della moda, uno slancio di introspezione e voglia di rinascita incagliato nei dettami del distanziamento sociale.

 

Nella Milano fashion week di quest’anno di sicuro si avvertono tutte le sfumature di un anno epocale.

La prima stravolgente novità riguarda proprio la modalità di trasmissione: la fashion week P/E 2021 ha contemplato l’adozione di una formula mista, in cui eventi in streaming si sono alternati ad eventi fisici – a porte chiuse – alcuni trasmessi in diretta televisiva. 

 

Nel panorama italiano tra le sfilate tenute fisicamente in passerella spicca quella di Giorgio Armani che ha consentito a migliaia di telespettatori l’accesso e la partecipazione a un evento finora appannaggio della sola élite degli esperti del settore e di esponenti dell’alta società.

 

Se la primavera nell’immaginario comune è per sua natura un momento di rinascita, mai come quest’anno incarna il desiderio di risvegliare gli animi da questo torpore prolungato che è stata l’emergenza sanitaria e di riscoprirci come popolo e non solo come singoli, anteponendo la comunità all’individualismo perché tra le infinite barriere che il covid non ha rispettato c’è in parte anche quella sociale, nell’incertezza eravamo davvero tutti uguali. Ogni stilista ha declinato la propria sensibilità secondo l’andamento incerto di questo nuovo tempo, rielaborando a modo proprio la pesantezza di quel che è stato e l’attesa di quel che sarà.

 

Sul fronte della Comunicazione la passerella in questo caso si è fatta portavoce di un vero e proprio grido di valori profondi e di speranza. 

Alberta Ferretti ha espresso con fierezza il concetto di autenticità dando voce a una donna sicura di sé che riprende il proprio passo e procede spedita verso il futuro.

Come non notare un invito al recupero della naturalezza proposto da Etrò, o l’invito all’introspezione raccontato da Fendi e ispirato al tempo trascorso in intimità, con i propri cari, nei lunghi mesi dell’isolamento.

Max Mara punta alla rinascita, e il suo stilista Ian Griffiths ci parla di una “donna eroina” che attinge da sé le risorse per ricostruire il mondo.

Ferragamo prende in esame il peso del virtuale nella nostra quotidianità e lancia un invito ad andare oltre, a cercare lo straordinario nelle piccole cose di ogni singolo fatto ordinario. 

Un invito al sogno è quello di Versace, il sogno di un mondo nuovo e migliore.

Come non accogliere l’invito alla riflessione che si cela dietro al patchwork di Dolce e Gabbana che offre un’ancora di salvataggio a questa epoca esposta al pericolo della disgregazione proponendo invece un modello che non solo unisce, ma recupera ciò che in altri tempi sarebbe finito nel sottoinsieme degli scarti e sarebbe andato sprecato.

Armani punta alle linee pure che disegnano pensieri senza tempo concedendo piccole concessioni eccentriche.

Forte il richiamo al senso di comunità portato in passerella da Prada che attraverso la proposta dell’uniforme recupera l’importanza dei valori condivisi e della necessità di affrancarsi dalla limitazione sociale frutto della paura dell’ignoto per ambire alla longevità.

Questo il mondo di valori e di messaggi urlato sulla passerella milanese. Appuntamento al prossimo post per entrare nel merito degli outfit, le acconciature e le proposte di make up!