Melania Trump durante l’ultima Convention Repubblicana, con un tono di voce delicato, nel discorso dichiara da subito di non voler attaccare nessuno ma solo di voler “difendere” in questo modo.

“Non attacco i rivali perché ciò significherebbe dividere il Paese”“Mio marito Donald Trump si batte per voi, non importa quello che dicono i media. Mio marito non è un politico tradizionale, gli piace agire. È una persona autentica, ci tiene, ha a cuore il futuro dell’America”.

Peccato che….non ti credo.

La scienza ha dimostrato da ormai 70 anni che la verità di quello che dici deve mettere d’accordo tre aree della tua comunicazione: le tue parole (area 1) che devono essere coerenti con il tuo tono/volume/ritmo di voce , insomma con tutto ciò che afferisce all’area paraverbale (area 2), e contemporaneamente, tutto questo, deve essere in sintonia con il tuo “Body Language”, il famigerato linguaggio del corpo (area 3).

Sempre la scienza ha inserito nel linguaggio del corpo non solo la fisiognomica, i gesti, i movimenti, ma anche l’abbigliamento. Quindi, se si parla di linguaggio del corpo, non ci si può esimere dal considerare il messaggio inconscio che trapela dall’abbigliamento che scegliamo di indossare, in certi casi nemmeno troppo velatamente.

Non possiamo neanche trascurare il fatto che oggi la comunicazione viaggia a una velocità elevatissima. I social ci hanno insegnato a valutare ciò che è giusto e ciò che non lo è in pochi secondi…e questo meccanismo lo adottiamo inconsapevolmente nella vita di tutti i giorni. Motivo in più per trasformare il nostro abbigliamento nel nostro primo mezzo di comunicazione efficace.
Ciò che indossiamo, i colori dei nostri outfit generano inevitabilmente delle reazioni e sentimenti più inconsci che consci.

Tutto questo la classe politica lo sa benissimo.

In un articolo di Matteo Maserati, esperto di comunicazione efficace scrive:

“ la classe politica investe soldi, tempo e risorse, in un piano di comunicazione in grado di garantire quello che serve ai candidati per accomodarsi sulle tanto ambite poltrone.
Cosa deve sollecitare questa comunicazione?
In che modo attraverso specifiche strategie si arriva alle preferenze dei cittadini?
E soprattutto quali sono le emozioni, i ragionamenti, le leve che è necessario andare a smuovere per far sì che una loro reazione si trasformi in consenso?
I valori chiamati in ballo sono nè pochi, nè banali: la fiducia, la speranza, la stima, l’identificazione, l’empatia, il senso di protezione”.

Da esperta di consulenza d’immagine non trovo questi valori nella bellissima First Lady.
Se pur verbalmente presenti, sono poco coerenti con il suo abbigliamento.

Il modello dell’abito rimanda volontariamente ad una giacca di origine militare: la Field Jacket il cui modello più famoso venne introdotto durante la guerra del Vietnam. Le 4 tasche presenti sull’abito di Melania sono esattamente identiche a quelle presenti in questa giacca utilizzate dai militari per tenere le munizioni. Se per alcuni tutto questo può richiamare la protezione, per molti richiama inevitabilmente la guerra e l’attacco. Che Melania volesse essere coerente con la politica “dell’agire” del marito ci sta, ma purtroppo l’incongruenza tra il non verbale, paraverbale e il verbale è veramente eclatante.

Anche il colore richiama prepotentemente le divise militari. Il Verde genericamente si associa all’equilibrio e alla speranza, ma non dimentichiamo che ogni sfumatura ha poi un’entità significativa diversa. Se il verde caldo e brillante rimanda alla primavera e quindi al cambiamento positivo, il verde freddo, come quello utilizzato da Melania Trump, rimanda alla rigidità e al mondo militare.

Questo colore viene scelto per le divise militari proprio per il suo potere di veicolare la capacità di gestione delle emergenze. Quando viene abbinato al rosso allora il suo potere si amplifica magicamente…e qual è uno dei colori che facevano da sfondo alla bella Melania? I colori della bandiera americana tra cui proprio il rosso.
In generale tutti i colori freddi creano distanza, una barriera tra chi li indossa e il proprio interlocutore.

Se l’intenzione era quello di comunicare veramente protezione e stabilità, anche la scarpa scelta non l’ha aiutata affatto. Forse, lo stiletto tacco 12, poteva essere sostituita da una scarpa più “stabile” con un tacco leggermente più largo. Anche dalla scarpa si evince l’intenzione celata, ma neanche tanto, di supremazia e di conquista del potere.

Dunque, è sufficiente parlare con toni calmi, dare messaggi rassicuranti quando tutto l’aspetto comunica palesemente tutto il contrario?
A voi l’ardua sentenza.

Tornando alla Convention, non è possibile non notare la carrellata di donne che hanno alternato outfit seguendo pedissequamente i colori della bandiera americana. Dal rosso di Lara Trump, della governatrice dell’Iowa Kim Reynolds, della senatrice Marsha Blackburn al blu della governatrice del Dakota del Sud Kristi Noem, Elise Stefanik, Karen Pence e Tera Myers, Al bianco di Ivanka Trump e Kelly Anne Conway.
Un occhio esperto non può non apprezzare l’accurato studio che c’è dietro un evento di questo tipo.

Tornando alla nostra Melania, sta di fatto che la First Lady, a mio avviso, è sempre stata puntuale nella scelta degli abiti, bellissima ed elegante con qualsiasi outfit si sia mostrata in pubblico. Certo è che spesso ha dato l’idea di essere una donna fredda, distante e che stesse quasi recitando un ruolo…quello della perfetta moglie del presidente. Questo accade quando c’è una incongruenza stilistica fra ciò che si è, la propria personalità e ciò che si indossa.

Comunicare in maniera efficace significa anche questo: valorizzare il contenuto attraverso la forma in maniera tanto sottile da essere quasi invisibile e al tempo stesso fortemente impattante.