E’ incredibile constatare ancora una volta come gli stereotipi di genere condannIno molte donne ad essere giudicate per la propria immagine e vita privata rispetto alle competenze professionali, al proprio CV e qualità personali.

Oggi vi voglio parlare di una nota giornalista, Giovanna Botteri corrispondente Rai da Pechino che è stata derisa e offesa per il suo aspetto e il suo abbigliamento durante una diretta giornalistica.

Vi racconto brevemente di chi stiamo parlando.

Giovanna BotteriLa signora Botteri come  inviata speciale ha seguito numerosi ed importanti avvenimenti internazionali: dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 alla  guerra d’indipendenza in Croazia, alla  guerra in Bosnia e l’assedio di Sarajevo alla  guerra in Kosovo.

E’  stata in Afghanistan fino al rovesciamento del regime talebano e, come inviata di TG2 e TG3, in Iraq prima e durante la seconda guerra del golfo

Dal 2004 al 2006 ha condotto l’edizione delle 19 del TG3 e dal 2007 al 2019 è stata corrispondente dagli Stati Uniti. Da agosto 2019 è corrispondente Rai in Cina nonché da dicembre  si occupa, sempre come inviata dalla Cina, dell’epidemia COVID-19

Serve altro? Non è proprio la prima arrivata.

Questa professionista è stata inizialmente derisa per il suo abbigliamento e la sua acconciatura (come se la scelta di optare per un look dignitoso e semplice   e una colorazione naturale,  non sia permessa in Tv…bah) per passare successivamente a veri e propri insulti. 

Questo è diventato un vero e proprio fenomeno:  body shaming

La pratica deplorevole della body shaming consiste nel giudicare le forme del corpo delle persone, criticando, in particolare attraverso il web e i social network

“ Ma come ti sei vestita?” “ Ma cosa ti è successo ai capelli” “ Ti si vede la cellulite”.

Come se essere un personaggio pubblico autorizzasse questo popolo di giudicanti a poter dar fiato alla bocca, anzi, dare movimento alle mani sulla tastiera senza accendere il cervello e scrivere la stupidaggine che in quel momento gli passa per la testa. 

Ben protetti da uno schermo si permettono di schernire e giudicare con una superficialità disarmante la persona di turno…quasi sempre una donna.

Ed ecco la risposta della giornalista a tutto questo:

“Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste , quelle televisive soprattutto, hanno. O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi…Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perchè è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne.”

Cosa ho imparato da questo?

Che c’è bisogno di un gran salto culturale. C’è urgenza di questo salto culturale…non c’è più tempo. 

Che chi giudica le persone per avere un aspetto “imperfetto” non sia capace di guardarsi allo specchio e volersi bene accettandosi per quello che è.

Le nostre non sono imperfezioni ma delle vere e proprie unicità.

La perfezione non esiste e il bello non è un dato oggettivo.

Quello che alcuni potrebbero considerare brutto e che altri vorrebbero modificare per altri è bellissimo e da valorizzare.

E’ proprio dalle proprie diversità che nasce la nostra vera bellezza: unica ed ineguagliabile.

Nel mio piccolo, mi unisco all’invito fatto dalla Botteri ad una sacrosanta battaglia culturale affinchè nessuna donna e nessun uomo sia più soggetto a questo tipo di attacco.