In questo particolare periodo storico dove in alcuni casi vigono ancora regole stringenti, credo fortemente che ciò che faccia realmente la differenza sia l’equilibrio e il buon senso che ognuno di noi dovrebbe avere e coltivare costantemente dentro di sé.
Partendo da una riflessione generale si può approdare anche al mondo dell’abbigliamento imparando in primis a fidarsi dei propri occhi e solo in un secondo momento porgendo l’orecchio, se proprio si deve, ad un parere esterno.
Un’ alta referenza interna guidata da un discreto buon senso è la chiave per guardarsi allo specchio e amare il proprio riflesso. Sospetto però che spesso questo non accada e si sia più inclini a farsi guidare dagli stimoli e voci esterne per ritrovarci avvolte da un involucro di vestiti che parla poco di noi e che non ci fa sentire a nostro agio.

Perché lo facciamo?

Principalmente per 2 motivazioni:
->La paura di essere fuori dal coro
->Per i retaggi culturali tanto cari al popolo italiano (forse anche altri, ma qui parliamo del nostro)


Molto spesso la capacità di esprimere il proprio stile è bloccata dal desiderio di omologazione, a sua volta figlio della paura di essere etichettati come diversi ed esclusi, tirati fuori. L’unicità è un valore che va difeso e sostenuto, è ciò che ci rende speciali, particolari, diversi da chiunque altro. Non c’è persona al mondo per la quale non esista uno stile, un capo o un semplice accessorio che la rappresenti, tutti possono raccontare il loro mondo interiore attraverso l’abbigliamento purché lo facciano guidati da quell’oggettività insita nel buon senso e nell’equilibrio.

Il dress code è un po’ il risultato di fenomeni sociali, tanto che cambia in funzione delle regole e dei paese di riferimento. Ogni persona costruisce la propria immagine a seconda della cultura di appartenenza perché quell’immagine definisce la rappresentazione di sé. Il modo in cui ci rappresentiamo viene veicolato dal nostro stile e abbigliamento, ma sicuramente risponde a qualcosa di più ampio e socialmente riconosciuto. In parole semplici questo significa che quando andiamo in giro vestiti in un certo modo raccontiamo un po’ la storia della nostra epoca, della nostra cultura e del nostro ambiente di appartenenza.

Nel momento in cui questo retaggio, queste regole non scritte ci stanno strette è bene lasciarle nell’etere e affidarsi proprio al buon senso. Ce lo insegna la Sig.ra Brigitte Macron che in barba alla sua età e forte delle sue gambe affusolate non disdegna affatto mostrarle con miss quasi sempre sopra il ginocchio. Ma chi l’ha detto che dopo i 40 anni una donna non possa indossare delle minigonne?

Se Melania Trump, nella sua fisicità statuaria, è l’esempio di un power dressing freddo che ricerca con la sua meticolosa attenzione al dettaglio una perfezione ideale con il risultato di apparire impenetrabile e rigida, la Macron non priva il suo outfit dell’elemento identitario, alzando le spalle alle critiche che con costanza le vengono lanciate per le sue miss. È palese dall’atteggiamento, dalla diversa solarità e apertura comunicativa che una è coerente con la sua identità e la esprime liberamente con il suo stile tra il rock e il bon ton e un dress code sempre impeccabile seppur fuori dal coro delle first lady, l’altra…no.

 

Consiglio pratico: Guardati allo specchio, individua i tuoi punti di forza e a prescindere dalla tua età, valorizzali e mettili in mostra. Prova per un giorno a seguire esclusivamente il tuo buon senso senza ascoltare nessuno altro.