Anni di esperienza nella Consulenza d’Immagine mi portano ad affermare con una certa sicurezza che l’abbigliamento abbia un peso importantissimo nel sentirsi bene con se stessi. Questo accade perché attraverso l’abbigliamento veicoliamo il nostro modo di essere, esprimiamo noi stessi come in una continuazione di quello che sentiamo di avere nella testa e nel cuore. Parte della nostra identità è riflessa in quello che indossiamo, per questo è importante saper scegliere un tipo di abbigliamento che ci somigli veramente.

D’altro canto non ci sentiremmo mai a nostro agio nei panni di un altro.

Trovare un proprio stile può essere un percorso più o meno lungo, quello che invece è breve è il tempo che ci mettiamo a trasmettere un’impressione all’altro: ormai sappiamo bene che bastano appena pochi secondi, questo è il tempo che chi ci incontra, chi si relaziona con noi ci mette per farsi un’idea. Da questo brevissimo lasso dipende l’opinione, la prima, che qualcuno si farà di noi prima ancora di conoscere il carattere e le idee che ci sono dietro, questo è il motivo che sta all’origine del detto “non c’è mai una seconda occasione per fare una prima buona impressione”. 

Studi scientifici dimostrano che bastano appena due minuti, esattamente i due minuti iniziali, per condizionare le emozioni, i pensieri e i giudizi degli altri. È evidente che i fattori da prendere in considerazione non possono essere così nascosti o profondi, ma fanno parte del cosiddetto mondo dell’apparenza, in cui la comunicazione non verbale la fa da padrone.

L’istinto dell’essere umano è quello di far affidamento alla vista, di basarsi dunque su tutto quello che fa da cornice alla persona: il modo di camminare, di porsi, la  postura, i gesti. Tutte queste azioni sono agite da una persona che in primo luogo indossa qualcosa, e pone sotto lo sguardo dell’interlocutore una combinazione di capi che singolarmente possono non significare nulla ma se combinati sono in grado di veicolare un messaggio sull’identità della persona e trasmettere quell’equilibrio e che nostro cervello ricerca di continuo in ciò che capta. È qui che nasce la prima impressione, a seguito della quale naturalmente è possibile cambiare idea grazie a una conoscenza più dettagliata e profonda, ma una cosa è certa: quella prima impressione resterà sempre impressa nella mente dell’interlocutore. Quante volte ti è capitato di sentire la frase: “all’inizio mi sembravi diversa, ma poi…” ? Ma poi conoscendoti mi sono ricreduta – si intende qui – eppure la prima impressione, seppur superata, rimane ben impressa nella mente come una fotografia.

Non ricerchiamo in ciò che vediamo solo pace ed equilibrio. Istintivamente cerchiamo nell’immagine di una persona, anzitutto una conferma del giudizio che ci siamo inizialmente fatti, a seguire le parole che sta dicendo.  Se le due comunicazioni sono discordanti (come nel caso della First lady Melania Trump durante la scorsa Convention Repubblicana. Se non hai letto l’articolo clicca qui) il nostro interlocutore farà veramente fatica a fidarsi e tenderà a smettere di ascoltarci perchè ci percepirà poco autentici.Quando l’abbigliamento non è coerente con il nostro mondo interiore , con il nostro stile, movenze e gestualità, ecco che diventa protagonista indiscusso della scena.

Non potrò mai dimenticare il Sanremo di qualche anno fa presentato da Michelle Hunziker, ribattezzato da me come il Sanremo delle scollature vertiginose in  cui l’eleganza impeccabile di Michelle si è contrapposta palesemente al portamento di alcune delle cantanti.

Tra tutte ricordo molto bene Noemi e la sua scollatura vertiginosa che contrastava talmente tanto con la sua musica e soprattutto con le sue movenze , al punto che la sua immagine ha prevalso totalmente sulla sua esibizione. Vi è mai capitato di preoccuparvi della brutta figura che stava per commettere una persona che neanche conoscevate? Ecco, a me è successo proprio questo. Durante tutta la sua esibizione ho continuato a sentirmi a disagio per lei e, terminata la sua performance, non ricordavo neanche una parola del ritornello. Non ero riuscita ad ascoltarla perchè ero concentrata unicamente sui suoi movimenti e come l’abito li seguiva goffamente. Naomi non vestiva i suoi panni. L’abito ha rubato la scena alla persona.

Anche gli abiti di Michelle sono stati memorabili, alcuni scollatissimi ma non le hanno mai rubato la scena sul parco. Essendo coerenti, hanno assolto al loro compito: quello di veicolare ed enfatizzare le sue parole.

Una perfetta armonia e sinergia  tra la comunicazione visiva e quella visiva.

Questo è il motivo ho la forte credenza che  la moda sia uno strumento da poter e saper gestire per comunicare la propria essenza e che può fortemente aiutarci a raggiungere i propri obiettivi.

 

Consiglio pratico: prima di scegliere cosa indossare, chiediti: questo outfit come mi farà sentire? Parlerà di me e per me?