In questo momento storico diversi avvenimenti politici, economici, sociali, stanno offrendo spunti di riflessione molto profondi non solo sul valore comunicativo dell’abbigliamento, ma più nello specifico, sul ruolo che assume nel lavoro. Nello specifico mi riferisco alla divisa.

 

La vicenda Alitalia, che prendo esclusivamente in esame per gli aspetti che ci interessano, ha portato 60 ex dipendenti donne in un flash mob davanti al Campidoglio per protestare contro l’acquisizione da parte di Ita Airways.

In questo frangente la divisa assume un significato simbolico potentissimo: le donne infatti si svestono della divisa, dalla camicia alle scarpe, dalla giacca alla gonna, per raccontare il modo in cui si sentono: denudate della propria identità professionale, private del loro lavoro, derubate di tutto quello che la divisa rappresenta, ovvero l’adesione della persona e dei suoi valori a quelli dell’azienda. 

La loro azienda non esiste più, di conseguenza nemmeno il loro lavoro e i valori trasmessi finora attraverso quella divisa si frantumano pezzo dopo pezzo, come il loro lavoro.

Togliersi la divisa, all’interno di un gesto plateale di tale risonanza, significa non sentirsi più parte di un’organizzazione, non rappresentare più una parte attiva di quel sistema di lavoro e di valori.

 

Le donne sono rimaste in sottoveste per rappresentare “uno dei tanti modi per uccidere una donna, privandola del suo lavoro” questo lo slogan della manifestazione secondo un’idea di Cristina Poggesi, che sta “portando in scena” il dolore delle sue colleghe, rimaste sole, spogliate della loro dignità.

 

Il caso Alitalia è sicuramente un esempio limite, ma sublima il senso identitario della divisa e l’importanza del lavoro – di cui rappresenta il significato –  nella vita delle persone.

 

Merita però menzione anche un esempio di buona pratica rappresentato da una vicenda ben più allegra.

Le protagoniste sono le donne della Marina Militare italiana, in particolare le donne incinte, che hanno esplicitamente chiesto di avere a disposizione delle divise pre- maman in modo da poterle indossare durante tutto il periodo di servizio durante la gravidanza.

 

Si tratta di un’iniziativa che mette ancora più in luce la conquista di un ruolo nella marina militare da parte delle donne in Italia dal 1999. 

 

Ecco che la divisa rappresenta la competenza racchiusa nel proprio ruolo, la chiave di volta di un passaggio epocale per le donne, l’orgoglio di rappresentare e difendere il proprio paese dopo che per secoli è stato appannaggio esclusivamente maschile.

Il guardaroba di circa 3.250 donne della marina si arricchisce dunque di capi pre-maman pronti a rappresentare la professionalità e i valori di queste donne nell’esercizio del loro lavoro.