Outfit e negoziazione: qual è il filo che li lega? Il ruolo della Comunicazione.

Abbiamo affrontato il discorso sulla percezione dell’interlocutore e di se stessi rispetto all’autorevolezza e alla professionalità che un outfit riesce a trasmettere, ti consiglio di rileggere il post .

Quello che finora abbiamo analizzato è in che modo la nostra e l’altrui percezione cambia grazie a un outfit. Quello che adesso è importante scandagliare è l’intero meccanismo e il suo funzionamento.

Perché?

Perché conoscere i meccanismi cognitivi ci consente di gestire e orientare la nostra comunicazione non verbale interamente a nostro favore, in direzione degli obiettivi che desideriamo perseguire.

Il cervello, per semplificare una materia alquanto complessa e specifica, lavora per schemi e associazioni. Per avere la conferma di ciò che ritiene vero attiva continuamente delle dinamiche di verifica.

Quando si trova di fronte un altro essere umano innesca automaticamente un meccanismo di valutazione basandosi su specifici parametri:

  • pregiudizio
  • coerenza
  • empatia
  • attrazione

➡️  Il pregiudizio è un elemento ad alto rischio, in quanto riguarda tutto ciò che precede la conoscenza. Ci si fa un’idea senza aver approfondito la conoscenza di qualcuno/qualcosa. Abbiamo già visto come una persona ben vestita trasmette un senso di compostezza e pulizia e automaticamente viene considerata più credibile. Questo accade in virtù di una sorta di pigrizia congenita del nostro cervello che lo induce ad una eccessiva semplificazione dei concetti. Il pregiudizio è innato nell’essere umano e ha caratterizzato e influenzato le dinamiche sociali di ogni cultura.

La trappola del pregiudizio è pressoché inevitabile, agire con intelligenza è un modo efficace di aggirarla e avvicinarsi all’obiettivo. Come si combina in tal senso l’outfit con la comunicazione? Il pregiudizio ci induce ad etichettare le persone per semplificare la nostra esperienza di conoscenza. Ogni individuo dentro di sé ha delle immagini legate a specifici valori

Osserva l’immagine di seguito, 4 uomini che indossano un abito composto di giacca e pantalone. Quale sceglieresti per un ruolo nel management della tua azienda? E se la tua azienda si occupasse di moda la tua scelta su chi di loro ricadrebbe?

Non è solo l’abito a influenzare l’impressione, ma tutto il corredo di piccoli dettagli quali gli accessori, l’acconciatura, la stessa vestibilità è un dettaglio che può fare la differenza! Questi elementi portano il cervello a fare associazioni e a etichettare le persone in un modo piuttosto che un altro.

➡️  Coerenza è il valore che interviene subito dopo il pregiudizio ma funge da parametro di valutazione in modo altrettanto incisivo ed efficace. Perché? 

Perché dopo la prima impressione il cervello inizia a cercare la conferma di quell’ impressione, ovvero degli elementi coerenti e somiglianti con essa. Come si colloca l’abbigliamento in questa dinamica? Te lo spiego subito. Noi cerchiamo nell’immagine di una persona traccia di ciò che dice ed esprime, se questi due elementi sono discordanti, e dunque non c’è coerenza, il cervello dell’interlocutore registrerà che non può fidarsi di chi ha davanti perché c’è discordanza di informazioni, manca una corrispondenza fondamentale. Coerenza nella comunicazione non verbale si traduce in un abbigliamento che sia in linea con la situazione, i contenuti discussi, lo stile e il tenore generale degli interlocutori. Il parametro della coerenza è quello che maggiormente si colloca a supporto del dress code, perché ne è all’origine.

Nel prossimo post analizzeremo due ulteriori parametri di valutazione. Quello che è fondamentale tenere sempre presente è che la comunicazione è uno strumento dai poteri inaspettati, l’abbigliamento è un aspetto importante di questo strumento e agisce con efficacia nella sfera del non verbale. Orientarlo è possibile, si deve farlo per condurre le impressioni dell’interlocutore verso i nostri obiettivi. Non si tratta di manipolazione, ma di leale persuasione basata sulla conoscenza delle dinamiche relazionali e di competenza sui processi di comunicazione.