La chiamano la “Cancelliera di Ferro” e, che piaccia o meno, è la donna che ha dimostrato al mondo che la leadership non è una questione di genere.

Soprattutto in politica le donne hanno una collocazione quasi fissa di ruoli che, a parer di non so chi,

“ …rispecchiano meglio le caratteristiche femminili come l’istruzione, la sanità, i problemi di carattere sociale” (cit. L’immagine della donna leader a cura di Donatella Campus). Ruoli sicuramente autorevoli ma sempre di importanza secondaria. La Merkel, invece, in un mondo in cui la donna è sottorappresentata come quello della politica, rimane ad oggi un personaggio femminile fuori dal coro. A nessuno verrebbe in mente di porre davanti al nome della Merkel l’appellativo Signora, una consuetudine in Italia.

La Merkel è riuscita ad affrancarsi dagli stereotipi di genere che condannano molte donne ad essere giudicate  per la propria immagine e vita privata rispetto alle competenze professionali, al proprio CV e qualità personali.

Come consulente d’immagine non mi interessa qui l’aspetto politico o sociologico, ma  voglio soffermarmi sul suo abbigliamento e su quanto sia stata abile a scegliere uno stile  eterno e costante che evochi perfettamente il suo spessore e la sua personalità tanto da diventare la sua “divisa”. Una divisa composta da tailleur minimal che cadono dritti, giacca con tasche diagonali, 4 bottoni sempre ben chiusi dalla linea dritta come il pantalone.

E perché questa scelta?

Prima di esprimere la mia opinione, ti faccio una domanda: se dovessi descrivere la Merkel quali aggettivi utilizzeresti?

Sicuramente: sobria, austera, risoluta, rigorosa (spesso impenetrabile), rigida, affidabile e coerente.

Lo storytelling della Merkel passa prima di tutto dal suo abbigliamento (fondamentale elemento della comunicazione non verbale) che ricalca tutti questi aggettivi senza la pretesa di valorizzare la propria morfologia corporea (come fa ben notare Karl Lagerfel, noto stilista che vanta collaborazioni con i brand prestigiosi. Infatti si  era candidato per darle una mano in questo senso)

Analizziamolo nel dettaglio:

  • Giacca: linea dritta e squadrata, tasche diagonali e 4 bottoni sempre chiusi, un vera e propria corazza che veicola sia la sua rigidità, spesso criticata, con la quale detta in politica il suo modus operandi agli altri paesi, ferma e decisa nei no, sia la sua austerità scegliendo sempre modelli semplici ed eleganti.
  • Pantalone: in un mondo di uomini come quello politico e in virtù di quanto detto prima sugli stereotipi, predilige il pantalone alla gonna per rimarcare le sue competenze. Un modello lineare e dritto, sobrio e senza fronzoli che dà solidità.

Predilige un modello dritto e non aderente che le permette di marciare dritta verso i suoi obiettivi concreti con rapidità.

 

  • Accessori: non ha bisogno di comunicare la sua identità con gli accessori. Si concede una collana di pietre dure ( parte integrante della divisa),  abbinata rigorosamente ai bottoni della giacca. Ma non è un vezzo bensì un ulteriore mezzo per veicolare i valori nazionali. Durante il giuramento per il  suo ultimo mandato la Merkel sfoggia una collana dei colori della bandiera tedesca su una giacca bianca (colore della purezza e della trasparenza che prende il posto del solito nero utilizzato durante i 3 giuramenti precedenti…quasi a voler sottolineare una rinascita, considerando il periodo di crisi che ha pervaso l’Europa in questi anni)
  • La scelta di indossare sempre questo completo rimanda ad un’idea di donna coerente, sempre uguale a se stessa e quindi affidabile e controllata, qualità riconosciute fondamentali per il ruolo che ricopre.

Non è la prima che sceglie di optare per una “divisa” per sopperire alla mancanza di tempo…è una costante in alcune  persone di successo. A differenza di Zuckerberg e Jobs, lei è ai vertici del mondo politico e non può permettersi maglioncini monocolore e jeans, deve comunque essere costantemente impeccabile, elegante e rigorosa come il ruolo che le compete.

  • L’acconciatura è l’unico elemento che ha avuto delle piccole modifiche nel corso degli anni: da un taglio  corto quasi maschile, ad un caschetto con frangia più femminile e romantico fino all’attuale taglio che definirei unisex. “Da quando ho tagliato i capelli, non se ne parla più” afferma la Merkel in un’intervista. Ed è proprio questo il suo obiettivo: non legarsi ad una identità di genere e quindi non si parli di lei come donna ma solo ed esclusivamente come politica.

Dunque un abbigliamento dalle linee dure ma sempre ingentilito dai più disparati colori femminili. La scelta non è mai casuale ma ben ponderata rispetto le occasioni e il messaggio da veicolare. Sa perfettamente che il colore è la prima cosa che le persone vedono e arriva prima della nostra comunicazione verbale e, in base al messaggio che vuole dare, predilige un colore forte e deciso (enfatizzando i messaggi più “duri”) e più soft come i pastello (per smorzare i toni).

Per parlare in parlamento opta spesso per il nero, colore dell’eleganza ma anche del potere.

Preferisce un nobile azzurro polveroso per il G7 per comunicare equilibrio e pacatezza.

Per l’incontro con la Regina Elisabetta la vediamo indossare un luminoso pervinca, non a caso il colore della devozione e del lusso, che utilizza spesso per incontrare anche i capi di stato.

Sottolinea la sua stabilità di donna concreta con i piedi per terra con il rassicurante outfit sui toni del beige utilizzato qualche anno fa nell’incontro con Mario Monti.

La Merkel ha scelto a monte il suo stile e lo ha fatto per ricordare costantemente al mondo il suo ruolo da leader e i suoi valori e  direi che ci è proprio riuscita.

Uno stile unico e inconfondibile tanto da aver suscitato la creatività del graphic designer olandese Noortje van Eekelen che ha raccolto 90 immagini della Cancelliera con 90 giacche praticamente identiche ma con colorazioni diverse. Nasce così il “ Pantone Merkel”.

Ha fatto tutto da sola? Ma assolutamente no. Dietro all’immagine della Cancelliera c’è una un’altra donna che la segue dal suo primo mandato nel lontano 2005: Bettina Schoenbach.


La Merkel ci insegna che avere uno stile unico, riconoscibile e costante fa la differenza. La coerenza fra l’outfit e la propria personalità, il proprio valore e proprio ruolo ancora di più.

Quello che mi auguro profondamente è un ulteriore passo in avanti.

Sogno un mondo in cui non ci siano stereotipi di genere e si valutino le persone, donna o uomo che siano, solo in base a criteri comuni, alle competenze dimostrate e alle doti reali.

Spero di vedere presto una donna ai vertici della politica Italiana, elegante, ben vestita e libera di esprimere la sua femminilità a 360 gradi.