L’abito fa il monaco?

Un enigma ancora non risolto e insolito da porsi proprio oggi, martedì grasso, ultimo giorno di carnevale, una delle ricorrenze più contagiose. Grazie all’utilizzo della maschera tutto sembra permesso.

Sin dalle sue origini il Carnevale  grazie all’espediente del travestimento, mette tutti sullo stesso piano: grandi e bambini, ricchi e poveri, colti e ignoranti.  Indossare una maschera ha il potere di far cadere le inibizioni, ci rende liberi dal personaggio che ci siamo creati, dalla monotonia, dai ruoli e anche dalla routine della vita: la donna in carriera, la mamma, la moglie, l’amica . Per un giorno o per poche ore hai la possibilità di essere qualcun altro e uscire dai tuoi panni,  woooow che sensazione!

Ci si sente autorizzati a trasformarsi in qualcuno che il giorno dopo non esisterà più. Questa libertà è magnetica ed esercita, su alcuni di più e su altri meno, sempre una certo fascino.

Ma in fin dei conti quello che facciamo ogni mattina non è un carnevale?

Ogni mattina pensando alla giornata che abbiamo davanti ci vestiamo in base al ruolo che dovremo ricoprire: lavoro, palestra, mamma, moglie, etc.

1-Ogni outfit porta con sè un messaggio. Come per Colombina, il cui abito comunica lo status di “servetta” e la sua essenza di ragazza vanitosa, vivace, bugiarda e seducente, tra balze e corpetti stretti, contrasti cromatici. Tutte noi, come Colombina, ogni giorno con il nostro abbigliamento comunichiamo chi siamo, in termini di personalità prima di tutto e poi di status.

2-L’abbigliamento rappresenta uno degli elementi di maggiore impatto nella comunicazione non verbale. Il nostro look influisce in maniera determinante sulla percezione di noi stesse e di chi abbiamo davanti, soprattutto se si tratta di un primo incontro. Un look trasandato comunica confusione, scarsa capacità nella cura del dettaglio, incapacità organizzativa.

Al contrario un abbigliamento curato ha il potere di trasmettere l’abilità di esercitare attenzione, competenza, sicurezza e controllo delle situazioni da gestire.

Questa decodificazione avviene automaticamente nel nostro interlocutore. Il legame che esiste tra il look e la percezione di se stessi è molto chiaro se si inizia a pensare all’abbigliamento come a “un’estensione del proprio io” o “ estensione della propria pelle” ( da Mc Luhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1967).

3-Il look che scegli è un chiaro segno della tua personalità e del tuo essere più profondo e deve rispecchiare in maniera coerente chi sei, le tue qualità, le tue competenze  e le tue aspirazioni, in sintesi: la tua identità.

L’identità di una persona è l’insieme di tantissimi aspetti: dalle caratteristiche fisiche a quelle mentali, dal modo in cui ragioni a quello in cui interagisci , dagli interessi che coltivi alle attitudini che hai, da come affronti i problemi a come trovi le soluzioni, le tue credenze…insomma è tutto il mondo che ti sei costruita. I mattoni con cui hai costruito il tuo mondo sono i tuoi valori.

4-valori rappresentano quella spinta invisibile che ti spinge verso determinate decisioni, che ti indicano la via da percorrere, che a volte ti orientano e a volte ti ostacolano, ma che sono sempre presenti. Sono talmente importanti da condizionare positivamente (se sei coerente con essi) o negativamente ( se vai contro di essi) qualsiasi decisione, occasione o momento.

Per sentirsi veramente a  proprio agio, nei “propri panni “, nel senso più letterale del termine, è necessario conoscerli e imparare a comunicarli anche attraverso il proprio outfit.

Alla base una consulenza d’immagine professionale c’è necessariamente uno studio approfondito del messaggio che si vuole comunicare all’esterno integrato alla propria personalità. L’abito diventa così un importante mezzo comunicativo che anticipa visivamente quello che siamo o andremo a comunicare. Tenendo conto che in 7 secondi il nostro interlocutore si fa una idea di noi ( che velocemente si crea e difficilmente si distrugge) credo sia intelligente giocarseli bene a 360°.

Tu come te li giochi questi 7 secondi?

A presto